A Taranto i cassintegrati dell’Ilva sono 6700
giovedì, 23 aprile 2009
Lo stabilimento siderurgico di Taranto ferma altri impianti e riduce la marcia, la produzione rallenta ancora il ritmo e dal primo giugno scatta nuova cassa integrazione, che arriverà a 6.700 dipendenti. Ieri pomeriggio l’azienda ha fornito ai sindacati il bollettino agganciato alla perdurante gravità della crisi internazionale, alla mancanza di nuovi ordinativi nei settori dei coils (elettrodomestici, auto, carpenteria) e alla possibilità di andare avanti per altri otto mesi con i tubi (oleodotti).
Tradotti sul piano industriale questi dati significano che: nei primi dieci giorni di maggio si fermerà Afo 2 almeno per un mese e dei quattro altoforni dell’Ilva di Taranto rimarrà così in funzione solo Afo 5; a cascata, dell’acciaieria 2 funzionerà soltanto la colata continua 2 (Cco2) e il Treno nastri 2 (Tn2) lavorerà su quindici turni settimanali, rispetto agli abituali 21, con una fermata mensile. Di conseguenza la produzione nell’area a caldo si attesterà sulle ottomila tonnellate al giorno, equivalente a una riduzione complessiva del 70% rispetto alle 25 mila con gli impianti in marcia regolarmentare. In sostanza l’acciaieria più importante d’Italia produrrà solo tre milioni di tonnellate di prodotto all’anno rispetto ai dieci a pieno regime. Quando entreranno in vigore le nuove misure, quindi, nello stabilimento tarantino risulteranno fermi: gli altoforni 1,2 e 4; l’acciaieria 1 e l’acciaieria 2 in modo parziale; il treno nastri 1 e il 2 a marcia ridotta; le batterie 3- 4-5-6-7-8 della cokeria.
Del nuovo assetto produttivo risentirà il profilo occupazionale. Dal primo giugno la cassa integrazione riguarderà 6.700 lavoratori, pari al 60% della forza lavoro nel settore dei laminati piani. Si tratta del quarto scatto di cig dall’inizio della crisi che ha piegato le gambe all’Ilva. Il primo dicembre dell’anno scorso sono stati messi in cassa 2.146 lavoratori; dal 12 gennaio sono diventati 3.544; dal 2 marzo 5.146 e a giugno saranno 6.700. Le difficoltà non colpiscono la produzione di tubi e i due tubifici dello stabilimento continueranno a lavorare secondo i ritmi abituali. La nuova situazione è stata ieri al centro di un incontro tra i sindacati e l’azienda che ha deciso di rendere pubbliche le misure adottate. «È un ulteriore fermata significativa – ha sottolineato il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso – ma questa decisione indotta dalla crisi non ferma gli investimenti né sul piano dello sviluppo e della manutenzione né sul piano ambientale.
Il nuovo impianto di zincatura a caldo è in fase di avviamento e ciò significa nello stabilimento tarantino la verticalizzazione della produzione. Non ci sarà interruzione neanche nella realizzazione della nuova fabbrica di ossigeno, utile per stabilizzare la produzione sui dieci milioni di tonnellate quando scatterà la ripresa. Ora stiamo smaltendo le scorte, ridottesi a un mese di produzione». Proprio sui tempi della ripresa produttiva e dell’uscita dalla crisi s’è mantenuto cauto Pietro de Biasi, direttore del personale e della relazioni industriali del gruppo Riva. «Non ci sono segnali netti di una possibile ripresa – ha osservato – forse ne avremo a partire dalla fine dell’anno. La situazione è difficile e non si possono fare previsioni, basti pensare che in Germania, a marzo, la produzione è stata ridotta del 49%. In ogni caso ci sono molte ferie da smaltire e oggi in cassa integrazione ci sono soltanto 1.600 lavoratori sui 4mila esistenti sulla carta (5.160 è il numero massimo, ndr) ».
3 commenti a “A Taranto i cassintegrati dell’Ilva sono 6700”
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cӏ rischio di licenziamento per questi operai?grazie
sinceramente non lo so. So invece che la notizia è ferma a 6000 in cassa integrazione. Se ho novità le scrivo. Saluti
http://www.tarantosera.com/DettaglioNews.asp?idN=8405 qui trova ulteriori info